Le pagelle di Ubitennis: top e flop del combined di Madrid
No, non ci riferiamo ai cinque 1000 vinti consecutivamente dal numero 1 del mondo quando parliamo di cinquina. Ma a quella che le affusolate ma poderose dita di Sinner hanno stampato sulla faccia incredula di un circuito ATP soggiogato dal suo impietoso padrone. A Madrid è andata in scena l’appropriazione debita di un intero movimento da parte di un monopolista gentile. Fenomeno in cui alla consueta educazione dell’altoatesino fa da contraltare la sua prepotenza agonistica. Uno strapotere che lascia un po’ sgomenti, ultras a parte. Non tanto per il cosa, ma piuttosto per il come. Questa è anche la prima pagella in cui si può dare un voto che sia la media di due tornei. Il 1000 lungo di Madrid e il challenger di Cagliari, sorta di seconda opportunità per chi ha perso prematuramente in Spagna. Gerarchie confermate in campo maschile, quanto sconvolte in quello femminile. Con i soliti nomi e qualche bella novità a riempire il nostro registro tennistico. I top Sinner (hors catégorie) I professori più perfidi amano dire che con alcuni alunni tocca scomodare i numeri negativi. Per contro, con l’accumulatore di record Jannik siamo costretti a ricorrere alle frazioni improprie. Si merita un bel 14 su 10. Come le 14 finali raggiunte nei 15 tornei più importanti del circuito tennistico, 12 dei quali vinti. Gli manca solo la finale olimpica. A neanche 25 anni. Un dato lisergico. La vittoria di Madrid, il quinto 1000 di fila incassato – cosa mai riuscita a nessuno, neanche a quei tre là – è arrivata elaborando e ricalibrando passo passo l’efficacia del suo tennis in rapporto alle condizioni anomale del torneo spagnolo. Sinner ha via via trovato gli appoggi e il controllo di una palla che qui tende a scappare. Affrontando ogni match con la calma di chi sa che persino gli imperi si conquistano metro quadrato dopo metro quadrato. Il set perso nel primo match con Bonzi, l’unico del suo torneo, ha fornito al computer Jannik gli elementi su cui lavorare. Norrie, Jodar e Fils sono stati sostanzialmente sparring partner, con tutto il rispetto per atleti esperti (il britannico) o le nuove leve agguerrite e ben attrezzate. Zverev in finale ha patito il complesso Jannik, che lo ha battuto le ultime 9 volte. Ma a far paura e suscitare ammirazione sono gli ingredienti in più che mette a ogni pasto il mancato cuoco Sinner. Variazioni, attacchi in controtempo. Smorzate seguite da colpi al volo. Risposte anticipate o colpite da posizione molto arretrata. Un atleta in continua sfida con sé stesso, visto che gli altri latitano. Spaventoso. Zverev (6,5) Se l’empireo del tennis avesse un buttafuori, quello sarebbe Zverev. Perdi con lui e sai che non sarai accettato nella stanza dei trofei che contano. Lo batti, in semifinale o finale, perché lui ci arriva quasi sempre, ed entri nel club più esclusivo che ci sia. A lui sta bene questo ruolo di cerbero ATP? A prescindere dalla sua opinione, probabilmente dovrà accontentarsi di muoversi in questo perimetro dorato e limitante. Un’area di manovra in cui può battere, e infatti ha battuto, Navone, Atmane, Mensik, Cobolli, Blockx. Ma dove, salendo ancora un po’, è stato colto dall’asfissia in una finale che gli ha regalato solo 3 game. La cima non è scalabile. Al tedesco non resta che respingere gli attacchi dei tanti parvenu che stanno tentando la scalata alla vetta. Finché gli riuscirà. Kostyuk (10) Un salto all’indietro sul campo per fare un enorme balzo in avanti come tennista. L’ex enfant prodige di Kiev ha infilato 12 match e due tornei vinti consecutivamente, Rouen e Madrid. Nel suo primo 1000 ha battuto Putintseva, Pegula al secondo turno, Noskova nei quarti. Poi Potapova e Andreeva negli ultimi due atti. Mostrando un gioco esplosivo e soffocante a partire da una risposta laser. Un’arma fondamentale nel tennis femminile, dove la seconda di servizio è una debolezza relativa anche per le migliori della classe. Il retropensiero di una guerra che sta devastando la sua Ucraina resta sempre lì. Ma dal 15esimo scranno della classifica WTA, sul quale non si era mai seduta, il mondo si vede con più serenità. Almeno quello sportivo. Potrà andare oltre? Le potenzialità ci sono sempre state. Il tempo ce lo dirà. Baptiste (8,5) In un WTA tour molto equilibrato, la presenza della statunitense non stona affatto. Aggressiva, potente, “matta” quel tanto che basta. Il torneo di Baptiste, 25 del mondo nel live ranking, è stato un manifesto al coraggio. Ha battuto Paolini in 2 set, Bencic in 3 negli ottavi e annullato incredibilmente nei quarti 6 match point a Sabalenka, in un match vinto al tie-break decisivo. Con la complicità della bielorussa, va detto. Forse un po’ scossa dall’accaduto, ha perso in semifinale da Andreeva in 2 set lottati. A 24 anni, Hailey sembra aver trovato una consapevolezza maggiore. Da rivedere, specie sulle superfici più veloci. Potapova (8) Nel tennis è vivo o morto. O x, come i lucky loser sanno benissimo. A Madrid, Anastasia ha goduto di quello stato di grazia che vive chi risorge. Agonisticamente parlando. Potapova ha perso nelle qualificazioni, ma è entrata in tabellone per il ritiro di Keys. Da lì ha battuto Zhang, Ostapenko, Rybakina (in 2 set) e Pliskova. Prima di arrendersi, in 3 set non molto lottati e piuttosto casuali, alla furia Kostyuk. Dopo la finale di Linz, la neo-austriaca conferma l’ottimo momento di forma, che la porta al numero 38 della classifica WTA. La top 20, già sfiorata in passato, non è così lontana. Andreeva (6,5) Fare pagelle è un mestiere duro. Si era appena fatto in tempo a dire che Mirra stava guardando piano piano alle cose dalla giusta prospettiva. E lei cosa fa? Gioca bloccatissima una finale in cui era chiaramente favorita, condendola con un pianto accorato e dichiarazioni post-partita che rivelano ferite interiori tutt’altro che rimarginate. Preda di un difensivismo eccessivo, per lei una cifra stilistica che difficilmente abbandonerà del tutto, Andreeva ha vinto le partite che doveva fare sue (brava). Ma perso, in primis sul piano tattico e mentale, contro una Kostyuk non certo abituata a questi palcoscenici. Tabellone morbido. Trovarsi contro in quarti e semifinale Fernandez e Baptiste è oro. Ma quei chop di dritto e soprattutto quella tristezza a palate non solo non le faranno fare il salto di qualità definitivo. Ma finiranno per sfibrarla. E sarebbe un peccato. Jodar (8) Non è da tutti sentirsi dare in mondovisione, a mezzo pennarello su monitor, del “gran giocatore” dal K2 del tennis mondiale. D’altronde, Rafa ha affrontato il torneo di casa con la naturalezza che si addice a un consolidato top ten, in continuità con quanto di buono mostrato da Marrakech in poi. Vincendo e accumulando esperienza. Partita lottata contro De Jong. Distruzione di De Minaur, che è pur sempre un top ten. Sfida intrigante vinta in tre set ma con buon margine contro il coetaneo e (finora) ben più attenzionato Fonseca. Poi ha timbrato il cartellino con Kopriva. Per misurarsi appunto con il K2 Sinner. Uscendone non ridimensionato, per quanto chiaramente battuto. Da numero 34 del mondo, best ranking che definire provvisorio è poco, gli manca un nonnulla per essere testa di serie a Porte d’Auteuil. Improbabile che non ci riesca. Blockx (8) Cominciano a formare un bel gruppo, i giovani rampanti, quasi una boy band. E Alexander, il new kid on the block – dove l’edificio è la scena tennistica -canta pure. Ma solo per calmarsi durante i match. Quindi, nomen omen. Di sicuro sembra intenzionato a cantarle sul campo. A forza di servizi e dritti pesanti. Baby face da fresco 21enne qual è, un po’ un Raonic in versione belga, Blockx ha battuto, tra gli altri, Auger-Aliassime, Francisco Cerundolo negli ottavi e il campione uscente Ruud nei quarti. In semifinale ha sentito l’evento e l’avversario, uno Zverev molto centrato. Ma Alexander, quello belga, sembra pronto per puntare alla top 20. E magari ad altro ancora. Fils (7,5) Come ricevere un brusco bentornato sulla Terra pur non avendo mai abbandonato la terra da un mese a questa parte. Mittente del saluto-cazzotto, il Sinner più trituratore visto ultimamente. Alla semifinale FIls era arrivato regolando Buse a fatica in tre set, poi il trio Nava, Etcheverry e Lehecka in due frazioni. Contro l’altoatesino si è visto quanto il gap tecnico sia ancora molto ampio. Troppo diseguale tra dritto e rovescio, il francese, per fare match pari. Troppo soffocante la pressione che Sinner lo ha costretto a subire sin dalla risposta. Un 6-2 6-4 che comunque non ridimensiona Fils. Che resta uno dei pretendenti al trono di Roma e, in misura minore, di Parigi. Cobolli (8) Flavio piè veloce e cuore grande ci sta prendendo gusto. A Madrid ha raggiunto il suo primo quarto di finale a livello 1000. Per farlo ha eliminato Carabelli, Vallejo e soprattutto Medvedev negli ottavi in una partita bella e tirata, finita 6-4 al terzo set. Con Zverev nei quarti non è riuscito a ripetere il capolavoro di Monaco, dove aveva annichilito il tedesco. Perdendo in due set in cui è apparso un po’ spento. Ora è numero 12 del live ranking. La top ten è alle porte. E il tennista romano non è certo tipo da tirarsi indietro. … E i flop Paolini (5) Segni di timida ripresa da parte della numero uno italiana. Una vittoria di tigna su Siegemund (6-4 al terzo). Per poi incappare al terzo turno in una Baptiste centrata e aggressiva. Può fare meglio, Jasmine. Molto meglio. Ma rivederla lottare conforta. La cambiale romana che l’attende al varco può essere il turning point del suo 2026. In un senso o nell’altro. Shelton (4) Nella galassia tennistica sono ormai due anni abbondanti che si partecipa con un certo accanimento al concorsone “trova il terzo incomodo”. E nel gruppone degli inseguitori del duo di testa, Shelton sembra alternare improvvise impennate a fasi in cui sonnecchia. Dopo la bella vittoria a Monaco, nella capitale spagnola si è imbattuto in un’ottima versione del croato Prizmic, che lo ha costretto a chiudere le valigie neanche disfatte, dopo tre set lottatissimi. Troppo poco per un tennista che si vorrebbe capace di risollevare il morale del relativamente esangue movimento USA. Continuità e maturità tattica difettano ancora al buon Ben. E il tempo comincia a stringere. Musetti (4,5) Alcuni tennisti hanno il tasto magico. Quello del reset. Altri no. Musetti avrà decisamente bisogno di resettarlo se vorrà raddrizzare una stagione che è ferma all’infortunio australiano. A Madrid il carrarino ha mostrato una versione discreta con Hurkacz e Griekspoor. Per capitolare mestamente contro Lehecka negli ottavi, racimolando solo 6 giochi. Sembra che la tendenza a piangersi addosso prenda troppo spesso il sopravvento. Domani è un altro giorno. Ma perché porti dei frutti devi esserne davvero convinto. Auger-Aliassime (4) Nel valutare la carriera del canadese, tocca adottare la logica del cambio di stagione. Lo metti in naftalina mentre si gioca outdoor. Per poi ritirarlo fuori quando il circuito anima i palazzetti indoor. Non sarà proprio così, ma in questa stagione c’è stata una vera e propria dinamica on and off fra i tornei all’aperto e quelli al chiuso. A Madrid, dopo la dovuta vittoria con Gaubas, è stato freddato da Blockx. Ok, che il belga si è dimostrato uno dei giocatori più caldi del torneo. Però Felix deve ancora battere un colpo da quando i tennisti sono tornati a vedere il cielo. Rybakina (5) Esce la tua grande rivale Sabalenka, ma non ne approfitti. Elena, pur essendo quest’anno la chiara pretendente al trono WTA, sembra talvolta agonisticamente abulica. Ha vinto tornei pesanti finora, ma le sue titubanze prima o poi ritornano. Nella capitale spagnola ha faticato molto. Tre set con Ruse, altrettanti con una Zheng che sta tentando di risalire la china. E poi la sconfitta contro Potapova in ottavi. Due frazioni tirati, con set point sprecato nel primo. Pronunciati dalla vincitrice del primo slam dell’anno, nonché tennista dal potenziale immenso, questi vorrei ma non posso sono piuttosto incomprensibili. Sabalenka (4,5) Quanto vince Aryna? Tanto quanto spreca? No, il bilancio della numero 1 WTA è comunque di gran lunga positivo. Ma la tendenza a far incarognire i match, specie nelle fasi finali degli slam, potrebbe costarle caro in termini di bottino a fine carriera. A Madrid, dopo due turni piuttosto facili con Stearn e Cristian, negli ottavi ha dato vita a una bella battaglia con Osaka. Uscendone vincitrice abbastanza nettamente al terzo set. E poi un match piuttosto folle contro Baptiste l’ha vista sprecare 6 match point, alcuni malamente. Essere la giocatrice da battere è fonte di stress notevole. Alieni à la Sinner a parte. Lei sembra decisamente più umana rispetto al suo omologo ATP. Gauff (4,5) La stagione di Coco è pervasa da una luce grigia. Come i suoi risultati, che in questo swing su terra sono piuttosto mediocri. Nel 1000 di Madrid, dopo aver vinto contro Jeanjean e Cirstea, è stata eliminata da una buona Noskova in un match tiratissimo. Ma di quelli che, da testa di serie numero 3, avrebbe dovuto portare a casa. Ora l’aspetta la doppietta Roma-Parigi, dove è costretta a illuminare il suo 2026. Pena un bel salasso di punti. Gli altri protagonisti Promossi Arnaldi (8) Uscito mestamente al primo turno delle qualificazioni a Madrid per mano di Lajovic, Matteo si riscatta con gli interessi vincendo il challenger di Cagliari. Con prestazioni che hanno ricordato il tennista brillante e coraggioso di un paio di anni fa. Battendo Arnaboldi, Juan Manuel Cerundolo, Borges (con tanto di match point annullato), Cadenasso e in finale persino Hurkacz. Un bel modo per inaugurare il rapporto con il nuovo coach, Fabio Colangelo. E la notizia migliore è che il dolore al piede sembra finalmente averlo lasciato in pace. Berrettini (6,5) A 30 anni, segnato da tutto quello che sappiamo, è bello vedere Matteo avere ancora passione per il gioco. E sfruttare una seconda chance dopo aver perso male, sì, ma da un ottimo Prizmic a Madrid. Per volare quindi a Cagliari a giocarsi partite tirate nel challenger sardo. Batte Kypson sul filo di lana e Navone con maggiore autorità. Arrendendosi a Hurkacz nei quarti, un altro che sta tentando un rientro non semplice dopo un infortunio serio. Pliskova (7) L’ex numero 1 WTA è un’altra che non ha perso la voglia di lottare su un campo da tennis. A Madrid sorprende, fra le altre, Sakkari, Mertens e Sierra, prima di finire la sua corsa ai quarti. Battuta da Potapova dopo tre set combattuti. Chissà che non collezioni qualche altro scalpo nel suo 2026. Bocciati Cocciaretto (4) Subito fuori con Parks a Madrid, raggranellando solo 5 giochi. Elisabetta non sta vivendo un buon momento. Chissà se Roma le darà gli stimoli per farla tornare al livello cui l’abbiamo vista giocare a inizio anno. Sonego (4,5) Qualche problema di salute ne ha condizionato l’inizio di stagione. Le sconfitte subite all’esordio da Lajovic a Madrid e Bellucci al challenger di Cagliari indicano che la fiducia è ai minimi storici. Al Foro Italico potrebbe trovare nel pubblico un alleato prezioso. Per tornare a battagliare e vincere come qualche anno fa. ...